Caccamo | la storia di due giovani al tempo della pandemia

[themoneytizer id=32146-1] [adrotate banner=”6″]Il momento che stiamo vivendo è difficile per tutti. Abbiamo parlato tanto delle risorse che ha messo a disposizione lo Stato per fronteggiare anche economicamente questa fase. Non tutti però possono usufruire dei mezzi messi a disposizione.

Oggi vi proponiano la storia di chi si trova in questa situazione.

È solo un esempio e le storie da raccontare sono tante e per questo abbiamo deciso di dar voce a chi volesse raccontare la sua storia.

La storia di oggi è ambientata a Caccamo (PA):

“Italia. Sicilia. Una storia tra tante. Ho studiato tanto, lo scorso hanno mi sono laureata ed è arrivato il momento di costruirmi il mio futuro. Iniziare a lavorare. Ho deciso che prima di tutto dovevo provare nella mia terra, a casa mia, in Sicilia. Ho un fidanzato, lui aveva un sogno e io un altro ma li abbiamo uniti e abbiamo creato un sogno nostro. Aprire un ristorante…

Abbiamo creato la nostra società, stipulato un contratto d’affitto per prendere il locale dove creeremo il ristorante e ci siamo rivolti alla banca per un prestito. Non avevamo nulla, l’unica pratica possibile è il microcredito.

I soldi arrivano dopo 4 mesi. Si sa la burocrazia italiana è lunga e lenta (e costosa devo dire). Durante questi mesi però l’affitto bisognava pagarlo. Verrà spontaneo chiedersi “perché avete stipulato un contratto d’affitto prima di ricevere i soldi dalla banca?” Perché per richiedere i soldi bisogna avere il contratto🤦🏽‍♀️ Quindi quel contratto lo abbiamo firmato prima ancora di sapere quale sarebbe stato l’esito della richiesta in banca. Mentre attendiamo accade quello che nessuno poteva immaginare: una pandemia.

L’Italia va in lockdown. Tutto fermo. Tutto cambia. Ti dici che se tutti si devono fermare allora si fermeranno anche gli affitti o le tasse o le bollette ma non è così. Non è stato fatto nulla a riguardo. Noi non possiamo aprire il nostro ristorante però dobbiamo pagare l’affitto.

Inps eroga €600 alle partite iva. (Partite iva che però devono risultare attive da gennaio 2020). Abbiamo una partita iva ma non è attiva, per noi non era ancora arrivato il momento di attivarla quando è iniziato il lockdown.

Adesso si pensa a una fase 2 e i ristoranti saranno quasi gli ultimi ad aprire e dovranno farlo prendendo delle precauzioni.

Non tutti i ristoranti potranno riaprire e noi non sappiamo se ci permetteranno di farlo. Se apriremo sicuramente non potremo fare l’inaugurazione che tanto abbiamo sognato perché non possiamo creare assembramenti.

[il ristorante dei ragazzi] 👆

Farci conoscere sarà difficile e penso che lo immaginiamo tutti quanti i problemi che avremo nel lavorare.

E se non potessimo aprire? Forse lo Stato aiuterà i ristoranti che non potranno riaprire ma noi??? Noi siamo una start up! Noi stavamo ancora nascendo prima del virus, aiuterà anche noi? L’unico aiuto che darà sarà la possibilità di farci un altro prestito da sommare a quello che abbiamo già? Al momento non abbiamo neanche questa possibilità dato che ancora il nostro fatturato è 0.

Voglio essere fiduciosa e pensare che un qualcosa anche per noi si potrà fare ma chissà quanto tempo passerà.

I mesi passano, l’affitto si paga, i soldi in banca andranno restituiti e noi vediamo svanire pian piano il nostro sogno. Non ci arrendiamo facilmente, tutto quello che possiamo fare lo facciamo e ridimensioniamo il nostro sogno finché possiamo ma non voglio che svanisca.

Non voglio che sia un virus microscopico a cancellarlo.

Non voglio pentirmi di aver puntato tutto sulla mia terra. Non voglio aver rischiato tutto per nulla…”.


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